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| Il neo acquisto rossoblu, Matias Julio Cabrera |
giovedì 31 gennaio 2013
Arriva Cabrera, Nainggolan in bilico
mercoledì 30 gennaio 2013
Pinilla, possibile partenza
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| L'attaccante Mauricio Pinilla |
giovedì 17 gennaio 2013
Astori-Milan: telenevola stoppata
Il difensore del Cagliari e della Nazionale Italiana, Davide Astori, non è in vendita. Questo quanto dichiarato dal patron rossoblu Massimo Cellino e dal suo staff. Alla corte dei sardi in tanti si sono presentati e proposti per l'acquisto del giocatore ex Milan. Rifiutate grosse cifre da grandi club( Zenit in prima fila con l'offerta più alta ma anche Milan, Napoli e Southampton) il Cagliari prova a trattenere tra le proprie mura il suo gioiello. Recentemente l'amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani, ha dichiarato che Astori, da quanto affermato dalla società Cagliari Calcio, non è in vendita. Staremo a vedere. Il Cagliari, dopo il successo in casa contro il Genoa di Delneri, spera di proseguire le prossime sfide a questa andatura. La squadra, che ha in rosa giocatori fondamentali e ambiti da grosse squadre del nostro campionato e non solo, deve fare il massimo per macinare al più presto punti salvezza.
" Mercato bloccato sia in entrata che in uscita" , afferma il direttore generale Francesco Marroccu. In attesa del prossimo match di campionato contro l'Atalanta, speriamo che Cellino blindi i suoi "top player" per un girone di ritorno competitivo che miri alla permanenza nella massima serie.
" Mercato bloccato sia in entrata che in uscita" , afferma il direttore generale Francesco Marroccu. In attesa del prossimo match di campionato contro l'Atalanta, speriamo che Cellino blindi i suoi "top player" per un girone di ritorno competitivo che miri alla permanenza nella massima serie.
martedì 11 dicembre 2012
Conti, 400 e quel cognome...
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| Il capitano del Cagliari Daniele Conti |
giovedì 6 dicembre 2012
Non solo calcio: tuffo nel mondo della muay thai
Fin da quando veniamo al mondo siamo costretti a combattere. Combattere contro un mondo nuovo, che fino a quel momento non conoscevamo. Poi il combattimento si riflette contro chi popola questo nuovo mondo e talvolta, la maggior parte delle volte, ci si ritrova a combattere anche contro se stessi. In fin dei conti la vita in se è una lotta. Una faticosa e straziante lotta. Lasciamo da parte per un attimo il calcio e proviamo a guardare oltre la staccionata. Esiste un mondo-sportivo- che in pochi conoscono, che in pochi apprezzano. Un mondo dove il dolore e la sofferenza si trasformano in forza, e perché no, magari anche in successo. Dove il sudore è sempre presente e la fatica in crescendo sprona a fare sempre di più. Forse non tutti conoscono la muay thai, la boxe tailandese, la più efficace tra le discipline di combattimento. A dir la verità ho conosciuto questa straordinaria disciplina di recente anche io. Un caro amico me l'ha fatta conoscere e pian piano ho imparato ad apprezzarne le caratteristiche e la filosofia che la contraddistingue. Il rigore, l'allenamento sodo, la costanza, la determinazione. Sono valori che, pur non avendo mai praticato questo sport, ho avuto modo di respirare apprezzando quanto di positivo essa riesca a trasmettere in tutti coloro che la praticano. "Dovrebbe avere più visibilità", pensai quando la conobbi. Per questo ho voluto intervistare Luca Corona, giovane atleta sardo, praticante thai da qualche anno.
Ciao Luca partiamo dagli esordi. Quando sei venuto a conoscenza di questa disciplina cosi lontana dalla nostra cultura?
Ciao, conobbi quest'arte quasi per caso, circa quattro anni fa. Stavo lavorando presso un Hotel vicino ad Arzachena e li incontrai un vecchio amico che mi convinse quasi per gioco a provare degli allenamenti riguardanti diverse arti marziali. Da subito rimasi colpito dal tipo di disciplina, allenamento e dedizione che rappresentava la Muay Thai. Un'arte allo stesso tempo flessibile, dura e dolorosa ma che se si riesce a comprendere anche minimamente riesce a riempirti di soddisfazioni. Da quel momento iniziai il mio allenamento quotidiano, inizialmente per conto mio a causa dei pochi soldi, da tre anni invece mi alleno in una palestra con un grande maestro e dei grandi compagni.
Cosa significa per te la thai?
Uno stile di vita, non esclusivamente uno sport. Significa dedizione, rispetto, sacrificio: sono cose che non si lavano sotto la doccia a fine allenamento. Ti forgiano dentro e, grazie a tutto questo, impari ad affrontare ogni problema della vita con la stessa voglia di combattere, di vincere. Impari a dare il tutto per tutto in ogni ambito, su tutto ciò che vuoi.
Come affronti l'allenamento e con quale costanza?
Every day, sempre. A meno che non riesca a camminare o sia in coma mi alleno praticamente ogni giorno. Purtroppo mi sono affacciato tardi a questo mondo e il tempo perso va recuperato. Vedo tutto questo anche come un occasione per scappare dalla monotonia del mondo moderno: mangi, lavori, muori.
Pensi che un giorno possa diventare molto più che una passione?
Ovviamente faccio il massimo perchè questo avvenga, ma sono ben conscio che nella società e nella realtà in cui viviamo, vivere della propria passione è spesso solo un sogno. L'importante è dare il massimo in quello che si fa, sempre. I risultati si ottengono solo in questa maniera, non conosco altri modi. Se poi uno si accontenta, beh quello non sono io.
Che consiglio dai ai giovani che vogliono affacciarsi a questa disciplina?
Costanza, costanza e ancora costanza. Ci saranno dei momenti di sconforto, nei quali ci si sente inferiori agli altri. Delle volte magari anche fuori luogo. Bisogna sempre tener presente che non siamo noi a dover entrare in questo ambiente, ma è quest'ultimo che, tramite una stremante applicazione, deve entrare dentro di noi. Perché se una cosa non la vivi fino in fondo non saprai mai coglierne il significato più vero. Anche io, che ho visto soltanto piccole sfaccettature di quest'arte millenaria, farò di tutto al fine di poterne capire sempre più l'essenza e il significato.
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| Luca Corona, 24 anni, giovane atleta sardo |
martedì 4 dicembre 2012
Da quando il silenzio ha un prezzo?
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| Diego Armando Maradona junior |
martedì 27 novembre 2012
Wes, rumori e mal di pancia: segnale di un calcio malato
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| Wesley Sneijder |
Al tempo dove il soldo svolazzava più liberamente, dove l’Italia
era terra ambita da tutti i calciatori, e dai presidenti che maneggiavano cash come fosse un mucchio di noccioline, tutto era più semplice. La crisi dei nostri
tempi detta altre strategie ed operazioni finanziarie differenti, più
consone all'attuale situazione. Nella precedente sessione di calcio mercato abbiamo assistito alla prova più tangibile
della crisi ( se crisi si può chiamare) che attanaglia il mondo del calcio. Via
Lavezzi, Ibra, Thiago Silva, Maicon, Verratti, per fare qualche esempio .Pezzi
pregiati del nostro calcio destinati ad un altro più ricco e senza piaghe economiche, senza
sofferenza del conto in banca. Ciò però in Italia, anche se può sembrare un paradosso, ha portato
una ventata positiva: calcio più giovane e stipendi più magri. Finalmente le
rose dispongono di più “baby” giocatori e le cifre degli stipendi sono più moderate, forse più accettabili dal
mondo esterno, critico osservatore. In casa Inter però , giusto per citare un
esempio, qualche rumore si fa sentire. Wesley Sneijder non ci sta. L’olandese
guadagna 6 milioni netti e ha un contratto fino al 2015. La proposta dell’Inter
circa l’indispensabile ed opportuno adeguamento del contratto pare non essere
scelta gradita dal giocatore. Pertanto la società è stata chiara: o il
giocatore accetta le condizioni o va via. Gennaio potrebbe segnare il capolinea
di una storia fatta di vittorie e successi. Un altro pezzo del Triplete che
migra presumibilmente verso terre più fertili. Ma il calcio è cosi, prendere o lasciare. E
intanto i media si sbizzarriscono un po’. L’idea più fantasiosa, ovvero la
scambio Sneijder-Pastore, renderebbe la partenza del talentuoso trequartista meno
amara. Ma pare impossibile che l’ex palermitano (attualmente nella nuova
capitale calcistica dell’oro) rifiuti gli ambiti quattrini degli sceicchi del PSG optando
per un contratto più modesto. Chissà , staremo a vedere. Ciò che va
sottolineato però è che il calcio deve ritornare ai tempi arcani. Dove gli
stipendi non erano cosi faraonici e il senso di appartenenza alla squadra era
più marcato e tangibile, azzarderei più sincero. Il calcio profuma quando passione e classe predominano sul danaro, quando la voglia di
mettersi in gioco mostrando il proprio valore oltrepassa le barriere dell’ottica
milionaria. È ora di rimettere in pista
i vecchi valori: giocatori che scendono in campo per i compagni , per la propria
squadra, per la società che li rappresenta, per la tifoseria. Non per il “Dio Danaro” che li manovra
come burattini e li spinge a varcare i confini dove il calcio quasi quasi nemmeno esiste ma conta solo l’ingaggio propostogli sul piatto d'argento. Occorre non perdere il lume
della ragione, altrimenti questo sport, da sport più bello del mondo rischia
di retrocedere a sport più penoso del mondo. Giocatori - e mondo circostante- avvertiti.
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